E’ interessante quanto faceva Hitchcock nei suoi film: una delle caratteristiche era di portarti a vedere qualcosa e non notassi invece – pur facendotelo ben vedere – il dettaglio fondamentale.

Ben presto gli spettatori si resero conto di questo: nacque a quel punto un gioco, una sfida che, ad onore del vero, veniva sempre vinta da Mr. Alfred. Questo si basa su due principi: la focalizzazione, che fa si che noi naturalmente si noti principalmente di quanto siamo interessati (e/o predisposti) a vedere e l’aspettativa, che ci porta a ri-conoscere al posto di conoscere di volta in volta.

Un buon esempio della focalizzazione l’abbiamo quando scopriamo, per esempio, un modello di una certa marca di automobili che ci piace particolarmente. All’improvviso scopriamo che nel nostro quartiere molti hanno avuto la stessa nostra idea, in tante versioni che ora scopriamo una differente dall’altra. Magari c’è pure un concessionario a due isolati di distanza. Ora ci interessa, ci focalizziamo e di conseguenza vediamo (invece che guardare, ma questo è un altro argomento).

Altro esempio è la classica carrozzina per neonati allorché scopriamo di avere un bell’erede in arrivo: mai viste così numerose e di così tanti diversi modelli!

Una cosa sulla quale gli spettatori dei film del nostro regista erano ben focalizzati era la sua presenza in ogni suo film, in qualità di comparsa (spesso quando meno te lo aspettavi). Ed ogni volta era in sala si levava una risata divertita e di soddisfazione: ma, in quel caso, era Mr. Hitchcock a volersi far “beccare”.

Un buon esempio di aspettativa è il giudizio che diamo al volo a quell’uomo grosso, scuro in faccia che mi ricorda tanto un nostro antipatico conoscente. Questo, in genere, è sufficiente perché noi ci si comporti nei suoi confronti come se egli fosse effettivamente il nostro burbero personaggio. Lo ri-conosciamo invece di conoscerlo. Questo è un meccanismo automatico del nostro cervello che usa il ri-conoscimento per potersi destreggiare in miliardi di input che riceve ogni giorno. Di fatto questo meccanismo ci permette di vivere la nostra vita in leggerezza ed è uno scomodo ostacolo solo in determinate situazioni.

PROPRIO IN QUEI MOMENTI, CONSCI DI COME FUNZIONI,
POSSIAMO DECIDERE DI ANDARE INCONTRO AL “NUOVO”
RINUNCIANDO ALLA “SICUREZZA” DEL CONOSCIUTO PER INCONTRARE L’ “ALTRO”.